I video e le fotografie che presentiamo raccolgono i momenti più intensi di Parole di Giustizia 2025, il festival che a Pesaro ha rimesso al centro una parola fragile e decisiva: libertà. Libertà come interrogazione, non come slogan.
Abbiamo provato a mettere al centro del dibattito la libertà come spazio di conflitto, responsabilità e relazione, come pratica quotidiana che attraversa il diritto, la politica, i corpi sociali e la corporeità fisica; che riguarda le istanze più intime e profonde delle persone non meno delle premesse materiali per un’esistenza piena e degna di essere vissuta. Non vogliamo assistere al sequestro della parola da parte di chi vuole trasformarla in arbitrio, in immunità dell’individuo e delle nazioni, riportandoci nei tempi bui delle guerre (e dei genocidi), del colonialismo, del controllo e della sorveglianza.
Tra le voci più autorevoli, Massimo Cacciari ha aperto la manifestazione e ricordato che la libertà è ricerca inesauribile, conquista per la quale lottare ogni giorno, obiettivo da perseguire in un contesto di solidarietà e legame con gli altri: si può essere liberi solo a condizione di avvertire sulla propria pelle i danni irreversibili di ogni recinto alla libertà degli altri, di attivarsi sempre in maniera permanente per liberare gli altri. Una sintonia piena con l’art. 2 della Costituzione: i diritti inviolabili vanno di pari passo con l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. È la dimensione pubblica e collettiva a garantire davvero tutte e tutti, a condizione che tutte e tutti siano messi in condizione di partecipare attivamente.
In questi video scorrono voci diverse che non offrono ricette, ma aprono varchi: sul rapporto tra autonomia e potere, sulla deriva autoritaria che minaccia le democrazie, sulle nuove forme di dominio economio e sulle possibilità di resitenza, cura, immaginazione.
Rendere disponibili questi materiali significa prolungare il festival oltre i suoi giorni, permettendo a chi non era presente di entrare nelle discussioni e a chi c’era di tornarci dentro, magari con calma. Con domande nuove. Qui, in questo luogo, siamo pronti ad accoglierle.

































































