Il risultato per cui ci siamo battuti e spesi, cercando di spiegare e convincere persino le persone più lontane ed estranee al mondo della giustizia, è stato raggiunto contro ogni iniziale pronostico. Il No alla riforma Meloni – Nordio è stato votato da 16 milioni di italiani ed italiane: ha prevalso al Nord (eccezion fatta per tre regioni), al Centro e al Sud, e soprattutto ha dilagato nella fascia d’età più giovane, quella tra i 18 e i 34 anni. La speranza nel futuro del Paese, i nostri giovani, pur bistrattati, spesso costretti ad emigrare, privati persino del diritto al voto fuori sede, hanno fatto intendere senza possibilità di equivoco l’attualità, e la modernità del progetto costituzionale: che riguarda di qui in avanti soprattutto il loro futuro e che in ragione di ciò non solo non dovrà più essere messo in discussione, ma dovrà essere oggetto di una forte spinta per la sua miglior attuazione.
I giovani hanno segnato la differenza anche tra i magistrati: nelle assemblee indette dall’Anm, in occasione dello sciopero del febbraio 2025, durante la campagna elettorale, la loro convinzione e il loro slancio, la loro distanza siderale da quella bieca caricatura di magistrato dedito solo ad intrallazzi e manovre carrieriste, o peggio ancora, a giudizi pilotati per disegno politico, hanno smosso e rafforzato una mobilitazione che ha voluto dire tanto: per il risultato finale, certo, ma soprattutto per quell’avvicinamento ai cittadini che ha ristabilito una sorta di “consonanza” tra magistratura e popolo italiano, persa in parte per le inefficienze e le insufficienze del sistema, a cui non sempre i magistrati sono rimasti estranei, in parte per le tante strumentalizzazioni che hanno riguardato anche le decisioni più coraggiose e più conformi a diritto. Alle loro energie, alla loro inventività, alla loro intelligenza, alla loro estraneità alla chiusura corporativa, l’Associazione Nazionale Magistrati deve affidare il compito di mantenere vivo questo canale di comunicazione con l’esterno, che sarà fondamentale anche per riprendere costruttivamente da subito un processo riformatore che non può rimandarsi.
La Costituzione, in questi tanti incontri nelle piazze, nelle associazioni, nei circoli, nelle città e nei paesi, nonostante le tante asperità tecniche dei meccanismi istituzionali coinvolti dalla riforma, è sempre risultato l’argomento vincente: quello capace di spazzare ogni dubbio e di dare l’allarme a proposito della vera natura del disegno sotteso alla modifica approvata dalla maggioranza. Ed è alla nostra Costituzione, con il suo valore insostituibile datole dalla sua storia e dalle sue origini, che dobbiamo questo miracolo: un miracolo di partecipazione, di impegno pubblico, di dedizione, che è consapevolezza del passato e speranza nel futuro. Per questo gli italiani non smettono, e non smetteranno, di voler bene alla loro Costituzione, e non smetteranno di difenderla, come hanno fatto già nel 2006 e nel 2016. Questo suoni di monito a chi, per il prossimo 2036, già immagina di manometterla.


