Oggi, 8 ottobre 2025, inauguriamo il nuovo sito dell’Associazione di studi giuridici Giuseppe Borré e Carlo Maria Verardi.
E’ un traguardo non da poco, che abbiamo raggiunto grazie allo sforzo progettuale di alcuni di noi, per formazione e pratica professionale sideralmente lontani da attività di questo genere, e soprattutto alle capacità ed alla immensa pazienza del webmaster, Edoardo Pivanti, che ne seguirà via via l’aggiornamento e l’implementazione.
Al tempo stesso, il sito è e vuole essere un punto di partenza, per questa nostra giovane Associazione che però sorge dalle radici di due precedenti soggetti plurali ispirati alle figure di Giuseppe Borré e di Carlo Maria Verardi, due grandi magistrati, di diverse generazioni ma di comune, eccezionale originalità e profondità di pensiero, così da costituire un modello ancora attuale per le generazioni successive.
Ci accomuna a quegli esempi, sicuramente inarrivabili, la convinzione che non è stando chiusi nella torre d’avorio delle rispettive professioni, dialogando in circoli ristretti attraverso l’uso di un linguaggio che tutto ha a cuore tranne il fine di farsi comprendere dai “non iniziati”, che si sostengono e si diffondono le ragioni del diritto, e dei diritti: perché – parafrasando una felice iniziativa di anni fa ideata e realizzata da un altro nostro eccezionale compagno di strada che ancora tutti ricordiamo, Pier Luigi Zanchetta – la giustizia non sta solo nei tribunali, e non è solo quella la frontiera della sua affermazione.
La giustizia è, sì, un sentimento, un’ispirazione che deve guidare l’agire degli individui e delle entità collettive, e soprattutto, delle istituzioni: ma essa si afferma soprattutto dove vi è conoscenza, e consapevolezza, dei propri diritti, come singoli e come collettivo, e dove si esercita convintamente la pratica di esercitarli e di farli avanzare, in un’ottica di progresso e di espansione democratica.
Attraversiamo, tristemente, un’epoca segnata dalla drammatica negazione delle più basilari regole di convivenza civile e pacifica, a partire da quelle fra Stati, e dalle clamorose violazioni di quel diritto internazionale che, sorto sulle macerie dei conflitti del secolo scorso, doveva fungere da scudo contro il ritorno di tentazioni belliciste: e anche le società dei paesi più evoluti e di più forte tradizione democratica da decenni ormai subiscono l’influsso perverso delle ideologie ultra liberiste per cui la regola non è il freno al sopruso dei più forti, ma la zavorra che impedisce l’espansione delle loro sfere di potere.
In controtendenza a queste potenti spinte distruttive, noi, come giuristi, sentiamo innanzitutto il dovere di riallacciare il filo degli insegnamenti di Giuseppe e di Carlo, e di dare vita ad un luogo dove poter pronunciare, e scambiare, parole di giustizia: dove aprire il nostro sapere al confronto ed al dialogo con chi sente più forte la necessità, soprattutto ai nostri giorni, di ricostruire un lessico che sembra disperso, e soprattutto ignorato dal discorso pubblico predominante.
Crediamo strenuamente, testardamente, nella forza espansiva, incontenibile, dei diritti, purché per il loro progresso continuino a levarsi le voci delle forze più vive e vitali delle società: crediamo in particolare nelle energie e nelle intelligenze dei più giovani, a cui soprattutto vogliamo parlare, sperando di trasmettere loro le conoscenze da giuristi per supportare e sorreggere la costruzione di un futuro migliore in cui vivere.
Le nostre parole di giustizia prenderanno forme diverse: innanzitutto, una serie di podcast cui è dedicata una sezione speciale del nostro sito, ognuno dei quali dedicato ad una di esse, perché mai come ora è necessario ricostruire un lessico comune, condiviso tra chi nel diritto vede ancora e sempre, lo strumento per affermare l’eguaglianza tra gli individui e con cui difendere la democrazia dalle insidie e dalle tentazioni autoritarie che avvelenano questi tempi.
Ma parole di giustizia è e continuerà ad essere una serie di iniziative, in forma di festival culturale o comunque di incontro aperto, privilegiando le scuole e le università, luoghi comunque di serena discussione e di ragionamento collettivo, a cui tanto più nell’epoca dei social e della comunicazione urlata non possiamo né vogliamo rinunciare. Il 24 e il 25 ottobre si svolgerà la quinta edizione del festival pesarese (link alla locandina), una tradizione ormai importante e consolidata, che anche quest’anno offrirà al suo pubblico contributi di altissimo livello su temi decisivi. Altre iniziative sono in cantiere, e nel sito troveranno diffusione e cassa di risonanza.
Le nostre parole di giustizia si esprimeranno anche, più tradizionalmente, in forma di “messaggi in bottiglia”, brevi riflessioni scritte a partire dalla attualità, relativa al mondo della giustizia ma non solo, per sottrarre al brusio della ipercomunicazione i fatti e i temi più sensibili, meritevoli di prendere il largo, oltre il confine della stretta polemica giuridica, fino alle sponde della discussione pubblica a cui intendiamo dare uno stimolo ragionato, non sterilmente polemico, costruttivo.
L’abbiamo già scritto nella presentazione dell’Associazione: in questi tempi complicati, di grande frammentazione, e di generale regressione sul fronte del diritto e dei diritti, ci pare che immaginare e dar vita ad uno spazio comune di riflessione, divulgazione e promozione è non solo un dovere civico, ma una potenziale, straordinaria risorsa che viene in aiuto prima di tutto a ciascuno di noi.


