Un’amica che voterà SI, mi ha girato questo video nel quale Sallusti e Palamara (intervistati da Gaia Tortora) presentano il loro nuovo libro sulla magistratura “Il sistema colpisce ancora”.
Me l’ero perso. Condivido i commenti che le ho inviato.
- Sallusti punta il dito contro i magistrati che entrano in politica e che lo fanno a favore della sinistra. Sono entrambe falsità. Nelle ultime legislature il numero di magistrati eletti in Parlamento si è drasticamente ridotto: nel 1996 erano 22, nel 2017 si sono ridotti a 5. Alle elezioni del 2022 erano candidati 3 magistrati in pensione e uno (Cosimo Ferri) già in aspettativa in quanto parlamentare uscente. E poi: se i magistrati entrano in politica è perché i partiti li candidano. Nel corso degli ultimi trent’anni tutte le forze politiche hanno candidato magistrati e quelli effettivamente eletti sono stati pressoché paritariamente ripartiti nell’arco parlamentare.
- Nel 2022 (ministro Cartabia) è stata approvata la legge che ha sostanzialmente eliminato le presunte “porte girevoli” tra magistratura e politica: il magistrato eletto o che ha assunto incarichi di governo non potrà più tornare in Tribunale, né come giudice né come PM, riforma fortemente voluta dall’ANM (che anzi chiedeva soluzioni ancora più drastiche).
- Sallusti lascia intendere che le carriere dei magistrati e persino le decisioni dei giudici siano inquinate dalle degenerazioni “correntizie”. Da anziano avvocato civilista, posso testimoniare che magistrati mai iscritti all’ANM hanno fatto brillanti carriere all’interno della magistratura, basate su anzianità e merito. I colleghi penalisti mi dicono che circa la metà dei procedimenti si chiudono con proscioglimenti e assoluzioni (a Milano il 54%) e che negli ultimi 10/15 anni il trend è quello di una crescente “diffidenza” dei giudicanti (soprattutto i più giovani) nei confronti delle procure. Cui si contrappongono PM giovani un po’ troppo “immersi nel loro ruolo”, pregiudizialmente contrapposti ad avvocati e talvolta agli stessi giudicanti. Un quadro opposto a quello dipinto da Sallusti e che potrebbe persino peggiorare con la creazione del “CSM dei PM” voluto dalla riforma.
- Ciò detto, se davvero esiste un problema di “degenerazione” dei rapporti tra magistratura e politica, forse la cosa più ovvia e semplice da fare (anche se non risolutiva) sarebbe stata l’eliminazione della componente laica del CSM (cioè tagliare alla radice quello che Palamara – che se ne intende – definisce il “nodo strutturale” del CSM…).
- Invece la riforma costituzionale che ci apprestiamo a votare fa esattamente il contrario: rafforza la componente laica (cioè politica) in quanto: i) crea tre organismi di “autogoverno” della magistratura (due CSM + l’Alta Corte) al posto di uno, all’interno di ciascuno dei quali i componenti togati sono sorteggiati tra migliaia di magistrati, mentre i componenti laici saranno sostanzialmente scelti dalla politica; ii) il vice presidente dei due CSM (art. 3) e il Presidente dell’Alta Corte (art.4) possono essere nominati solo fra i membri laici e non tra i magistrati. Morale: non mi piace come voti, quindi ti tolgo il diritto di votare. Mica male! Anche un bambino capisce che con queste premesse i membri togati, anche se in maggioranza numerica, hanno meno “peso” rispetto ai laici.
- Che la riforma sia fatta per “mettere in riga” la magistratura (sia giudici che PM) l’ha detto e ripetuto il mitico ministro Nordio. Che questo sia un interesse della politica (e del governo in carica) lo si comprende bene (se non fosse che c’è di mezzo la Costituzione….). Che sia un interesse dei “cittadini”, come dice Sallusti, ne dubito molto.
- Ma al di là e a prescindere dagli aspetti tecnici della riforma, che provocheranno scompensi gravi ma non credo così tragici come molti sostenitori del NO dichiarano (nulla al confronto dei problemi che i sostenitori del SI sostengono che verranno risolti con la “separazione delle carriere”, una cosa oltremodo ragionevole, infatti c’è già), per me è decisiva proprio la sua dimensione politica, che è chiaramente quella di uno scontro tra potere esecutivo e potere giudiziario. O meglio: la “vendetta” della politica che governa sul potere giudiziario che controlla.
- Era una battaglia storica di Berlusconi, al quale andrà giustamente intestata la “vittoria morale”, se prevarranno i SI. Oggi è una battaglia che accomuna gli autocrati dei paesi democratici o pseudo tali: da Trump (che inquisisce giudici americani e internazionali che accusano lui o i suoi amici…) a Netanyau (che prima del 7 ottobre voleva smantellare la Corte Suprema istraeliana…), da Orban (che vorrebbe nominare personalmente i giudici….) alla Meloni, che nel suo piccolo si “accontenta” di togliere ai magistrati il diritto costituzionale di autogovernarsi.


