Possiamo esserne certi: non basterà il monito del Presidente della Repubblica, intervenuto il 18 febbraio ad un Plenum ordinario del CSM per raccomandare “nell’interesse della Repubblica” il rispetto delle istituzioni da parte di tutti, ma soprattutto da parte delle altre istituzioni. Infatti, non si sono ancora spente le luci intorno ad un richiamo così netto ed autorevole, che subito la veemente fanfara governativa ha ripreso a suonare scagliandosi contro decisioni dei tribunali dipinte come inaccettabili invasioni rispetto alle decisioni della politica, contrarie agli interessi dell’Italia.
Sarà così almeno fino al voto referendario: ed è facilmente prevedibile che sempre meno si parlerà del merito della riforma, puntando invece ad alzare il tono sugli attacchi contro “questa” magistratura, che dopo la manomissione della Costituzione repubblicana sarà ridotta all’obbedienza ed alla “collaborazione” col Governo. Sempre più è chiaro che il bersaglio è rappresentato dai giudici, non tanto dai pubblici ministeri e dalla loro “vicinanza” ai colleghi chiamati ad esaminare le loro accuse. Per tutti, dopo la vittoria del SI’, ci sarà modo – attraverso leggi ordinarie che sono state già scritte – di far valere un richiamo all’ordine per cui il controllo della politica dovrà valere a “rimettere in riga” le troppe dissonanze.
Questo è, oggettivamente, il contesto, e soprattutto, è il programma di chi poi sulla conferma referendaria della modifica costituzionale dovrà e potrà costituire l’ordinamento giudiziario che ne conseguirà: e allora, lasciatecelo dire, non si sa se attribuire ad ingenuità, o piuttosto ad opportunismo, le dichiarazioni di chi sostiene ancora il carattere progressista della riforma, e la sua estraneità ad ogni volontà di sottoposizione dei magistrati.
Ma noi è di questa riforma, qui e adesso, che vogliamo parlare: dicendo con nettezza che essa punta solo strumentalmente alla separazione delle carriere, che in larga parte c’è già e che potrebbe essere rafforzata con legge ordinaria, anche se, come insegna l’avv. Coppi, nessuno ha ancora dimostrato che effettivamente possa giovare al l’indipendenza di giudizio del giudice. Il punto della riforma è un altro: si tratta della manomissione dei meccanismi costituzionali a presidio dell’indipendenza della magistratura in attuazione del fondamentale principio di separazione dei poteri.
E non basta: se e quando il legislatore deciderà di applicare il sorteggio per la scelta dei rappresentanti di una categoria-a partire dagli avvocati – perché ritiene che il diritto di voto non è stato ben esercitato, noi con quella categoria ci schiereremo con tutta la forza per contrastare uno strappo così traumatico e antidemocratico. Perché attenzione, può diventare una ricetta buona per tutte le occasioni: non voti come piace a me, e io ti tolgo il diritto di farlo.


