di Alessandra Algostino,
professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università di Torino
Pubblichiamo il testo della relazione presentata all’incontro Parole di Giustizia 2024, dedicato a Democrazia e autoritarismi (Urbino-Pesaro 18-20 ottobre 2024)
1. Seconda Repubblica e realismo dell’esistente
Muovo da una piccola contestazione, una annotazione critica sul titolo. “Seconda Repubblica?”: no, grazie. È una locuzione che evoca con immediatezza la progressiva involuzione della Repubblica nata dalla Resistenza e disegnata dalla Costituzione del 1948, ma presenta il rischio di assumere una valenza descrittiva e, per così dire, convalidante, nel senso che reca con sé una legittimazione e accettazione dell’esistente.
Preciso: non intendo ragionare irenicamente della democrazia come di un eden perduto[1], ma sottolineare come, nella tensione – e distanza – fra il progetto costituzionale, che, non a caso, richiede una trasformazione, e la realtà, sia stata completamente abbandonata la rotta rispetto alla concretizzazione del disegno costituzionale. Il realismo emancipante della Costituzione si è tramutato in un realismo dell’esistente.
Con una chiosa, ovvia ma insieme necessaria: il processo degenerativo che ha accompagnato il passaggio alla cosiddetta seconda Repubblica e l’atrofia che ha colpito la Costituzione non sono fenomeni naturali ma oggetto di scelte politiche tese alla neutralizzazione del carattere sociale e conflittuale della democrazia disegnata nel 1948.


