Alle critiche di merito ai discorsi della presidente del Consiglio in Parlamento del 9 aprile 2026, si è aggiunta quella all’uso scorretto di una citazione latina: quella del verbo pronunciato come “respondéo”, dichiarato derivare da “spondéo”, nel parlare di assunzione di responsabilità politica.
La pronuncia è, rispettivamente, “respòndeo” e “spòndeo” (spondĕo, “e” breve); e il significato non corrisponde all’italiano “assumere una responsabilità”.
Non si tratta di una pignola pedanteria, bensì della sottolineatura del manifestarsi, anche qui, di una delle caratteristiche attribuite all’attuale governo, e cioè la debolezza delle strutture di supporto alle sue attività, quella che onnicomprensivamente si definisce “classe dirigente” ma che è soprattutto l’insieme dei “tecnici”.
In questo caso della comunicazione: lo spin doctor o ghost writer che ha aiutato la presidente del Consiglio nella scrittura del suo discorso pubblico, l’ha esposta a un vistoso errore, non considerando la sua mancata conoscenza della lingua latina.
E, fatto ancora più grave, si deve ritenere non abbia monitorato l’intervento alla Camera, perché l’errore è stato pari pari riprodotto nel successivo intervento al Senato, mentre avrebbe potuto e dovuto essere segnalato e corretto.

