La vicenda italiana tra fascismo e democrazia. Il fascismo (parte prima)

di Francesco Filippi,
storico e formatore, docente di comunicazione e divulgazione storica

Io mi associo alla ricostruzione fatta da Davide Conti per quanto riguarda quello che è stata l’effettiva, scioccante continuità di un apparato che non solo non si è riciclato ma non ha nemmeno fatto la fatica di togliersi la giacca in uno dei passaggi fondamentali del nostro cambio di regime, da regime a democrazia, e osservavo mentre Dottor Conti parlava lo stupore di alcuni per quelle che sono le vicende de particulare raccontate in questa sede. E in realtà la domanda da storico della mentalità che vi pongo è per quale motivo dovremmo stupirci di questa continuità, per quale motivo questa continuità in realtà stupisce molto più noi che una parte consistente di quella che potremmo chiamare in luce l’opinione pubblica degli anni 40 e 50. Una parte di noi in maniera anche abbastanza brutale si chiede ma per quale motivo non c’è stata quella che potremmo definire una ribellione nei confronti di questo status quo, se è vero come è vero che la Resistenza è stato un atto di rottura e che quindi l’opinione pubblica democratica avrebbe dovuto essere ben altro rispetto all’opinione pubblica del consenso, per citare de Felice ed altri soprattutto Collotti da questo punto di vista riguardo quello che è stato il regime fascista. Io in realtà la domanda ve la giro: per quale motivo un popolo di 40 milioni di abitanti avrebbe dovuto cambiare quello che è stato il corso reale della storia? 

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