La castrazione chimica: una soglia da non varcare

Gli spilli possono servire a molte cose.

A fissare una foto o un foglietto di appunti su di una bacheca.

A tenere provvisoriamente insieme due lembi di stoffa in attesa di un più duraturo rammendo. 

A infliggere una piccola puntura, solo leggermente dolorosa, a qualcuno che forse l’ha meritata.

Lo spillo di oggi è dedicato ad una oscura prospettiva:

La castrazione chimica: una soglia da non varcare

Dall’avvento del governo Meloni il processo di degrado del nostro diritto penale prosegue in un crescendo che allontana il Paese dalle democrazie liberali e lo porta a rinnegare i principi di civiltà ereditati dall’illuminismo giuridico. 

Mentre scriviamo la Camera è impegnata a convertire in legge, ça va sans dire con voto di fiducia, il discusso decreto legge sicurezza, con il suo carico di nuovi reati, di nuove aggravanti e di norme che criminalizzano finanche forme di manifestazione non violente del dissenso e la resistenza passiva e già il governo pensa a spostare più in alto l’asticella della repressione penale. 

E’ infatti passato , con il parere favorevole dell’esecutivo, un ordine del giorno presentato da un deputato della Lega che apre alla castrazione chimica “volontaria”, impegnando l’esecutivo a creare una commissione che valuti, «nel rispetto dei principi costituzionali e sovranazionali», la possibilità di introdurre la castrazione chimica volontaria – anche con eventuale blocco androgenico totale – di chi viene condannato per «reati di violenza sessuale» o «altri grave reati determinati da motivazioni sessuali». 

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