di Glauco Giostra,
ordinario di procedura penale, Università di Roma, La Sapienza. Già Coordinatore Comitato scientifico per gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale
L’imparzialità è tema molto composito che associo istintivamente al titolo di un romanzo di Osman Lins, Avalovara. Avalovara è un uccello immaginario: un essere composto, fatto di tanti uccellini, una nuvola d’uccelli. Quello dell’imparzialità, infatti, è tema che presupporrebbe conoscenze non solo giuridiche, ma filosofiche, psicologiche, sociologiche, che non ho; ma forse, anche se le avessi, non basterebbero, perché è concetto che come pochi altri ci ricorda i nostri insuperabili limiti umani; limiti, che il giudicare è forse l’attività che più mette in evidenza. Ciò che possiamo e dobbiamo fare è averne consapevolezza e procedere con la povertà dei nostri mezzi e la nobiltà del nostro proposito: offrire la migliore giustizia possibile.
A questa difficoltà dell’oggetto si aggiunge, in questo incontro, un uditorio composito: giuristi (e che giuristi!) e non addetti ai lavori. Mi perdoneranno i primi se, rivolgendomi soprattutto a questi, dirò cose a loro più che note.


