di Rita Sanlorenzo,
avvocata generale, Procura generale Corte di cassazione, vicedirettrice di Questione Giustizia
Il testo riproduce l’introduzione alla sessione Città e lavoro, a cui hanno preso parte anche Carla Ponterio e Sandra Burchi, nell’ambito del Festival Parole di giustizia intitolato Una città per pensare svoltosi a Pesaro, Fano e Urbino tra il 20 ed il 23 ottobre 2022
1. La storia ci ha insegnato a guardare alla città in rapporto al lavoro come tradizionale scenario di cambiamenti epocali.
Il pensiero corre subito alla rivoluzione industriale che, a partire dalla seconda metà del XVII secolo in Inghilterra dapprima, e poi nel resto dell’Europa, tra le tante cose, determinò anche il sovvertimento del rapporto tra le campagne, dove sino lì lavorava la maggior parte della popolazione, impiegata in agricoltura, e la città, dove appunto le nuove attività produttive stavano diffondendosi richiedendo il massiccio ingresso di manodopera.
Si trattò di una rivoluzione capace di innescare un potente fenomeno di inurbamento, che ha coinciso con l’abbandono progressivo del lavoro agricolo per il lavoro nel manifatturiero e nell’industria.


