Riguardo

Qual è il contrario di violenza?

L’associazione “Marisa Leo” – nata dalla memoria della morte di Marisa Leo, uccisa in Sicilia nel settembre del 2023 dall’uomo da cui si era separata – ha chiesto all’Accademia della Crusca di individuare un vocabolo che rappresenti l’opposto della parola violenza.

Ma secondo l’Accademia non esisterebbe, come termine unico e riconosciuto nell’uso, un vero e proprio contrario della parola violenza: vocaboli come rispetto, gentilezza, cura, amore si avvicinerebbero al concetto, ma nessuno, a quanto pare, potrebbe esprimere l’opposto.

Credo che una parola invece esista e possa essere proposta per la sua forza evocativa.

Riguardo.

Passare alla violenza implica, aggredendolo, negare l’umanità nell’altro, come individuo o nella collettività che lo accoglie; significa anche non avere [più] altri mezzi per affermare se stessi, il proprio gruppo, etnia, nazione, se non il passaggio a un’azione aggressiva.

Riconoscere l’altro, rimanere dentro il perimetro della comunicazione personale, implica un rispetto intessuto di lentezza e consapevolezza: implica, cioè, darsi il tempo per osservare, per maturare, in qualsiasi relazione – da quelle umane occasionali a quelle politiche più complesse – l’attenzione necessaria a riconoscere, prima ancora che le ragioni e i sentimenti, l’esistenza stessa dell’altro; darsi il tempo del riguardo, della parola che accompagna, del gesto che comunica interesse positivo.

Non usare violenza, usare riguardo.

Riguardo e ri-guardo: mi soffermo a guardare, prima di affermare me stesso e, con la violenza, solo me stesso e ciò che voglio o che temo.