Le nostre Parole di Giustizia, quest’anno, sono state pronunciate a Siena. Siamo stati ospiti dell’Università per Stranieri e per due giorni abbiamo mescolato i nostri saperi più strettamente giuridici a quelli di tante altre professionalità, culture ed esperienze di vita, convinti come siamo che il “meticciato”, anche culturale, riesca sempre a far germogliare idee, scambi, anche relazioni, perché no, utili ad una migliore comprensione di ciò che accade intorno a noi.
Il titolo, Stranier* come noi, l’abbiamo pensato come un manifesto, una tesi che non andava nemmeno dimostrata, ma solo illustrata, sotto diversi punti di vista, nella due giorni che abbiamo organizzato: partendo dalla constatazione di come la storia dell’umanità sia in gran parte, e senza soste, storia di migrazioni, e di come i confini non rappresentino altro che linee astratte imposte dalle forze dominanti sul territorio, per proseguire poi a stimolare uno sguardo diverso e non centrato solo sulla nostra esperienza di occidentali, che ignorano, volutamente o no, la storia di tutti quei popoli che hanno dovuto subire la prepotenza coloniale del vincitore e che da essa sono stati silenziati e cancellati, anche dalla rappresentazione artistica.
Abbiamo creato l’occasione per un dialogo interreligioso, dall’alto contenuto valoriale, tre l’Arcivescovo di Siena, e l’Imam di Firenze: parole di comprensione reciproca, di comuni intenti, parole di pace insomma, dall’alto valore civile indipendentemente dalla fede, o dalla non fede, di chi ha avuto modo di ascoltarle.







Abbiamo provato a sentirci “spaesati”, anche noi, in quanto privati non tanto di un paese di appartenenza ma piuttosto di quei riferimenti rassicuranti e omologanti in cui ci ha cresciuto questa società che guarda all’”altro” sempre più con diffidenza e voglia di esclusione, o meglio, di sottomissione. Abbiamo provato ad immaginare di poter comprendere anche la lingua delle melanzane (perché sicuramente ce ne deve essere una…) andando oltre i nostri stereotipi più radicati.
Abbiamo dato spazio e voce, soprattutto, a chi “straniero” si trova ad essere per destino personale, che è storia individuale ma al tempo stesso collettiva, rappresentativa non solo di una traiettoria comune a tant*, ma soprattutto di questa epoca e di questo progressivo innalzarsi di una tensione mondiale che noi ci illudiamo ancora di poter tenere lontano dalle nostre case e dalle nostre vite.
Soprattutto, abbiamo provato anche questa volta ad iniziare dai giovani, a far partire da loro le nostre Parole di Giustizia, portandole nelle classi, tra i liceali: incontro emozionante e caldo tra i ragazzi che raccontavano delle loro storie di immigrazione, e quelli che li ascoltavano, forse immaginando, o forse ricordando quelle che erano state le parabole di vita dei loro genitori, o dei loro nonni.
Sono stati due giorni straordinariamente ricchi e densi, di sapere ma soprattutto di sentire, di conoscere e di riconoscere, di riconoscersi, di avere voglia di vedere ancora di più, e oltre, e di spingersi magari fino a quel piccolo borgo della Locride, Camini, dove da qualche anno si ripete il miracolo di un’accoglienza che è anche rinascita e risorsa per chi migrante non ha voluto essere, ed è rimasto, e che oggi, dalla presenza di tant* “stranier*” trova ragione di restare. Perché adesso quelle strade, pochi anni fa silenziose e deserte, risuonano delle voci di tanti bambini e si animano delle tante botteghe ed attività che i nuovi arrivati stanno animando.


