“Siamo uguali, ma siamo anche diversi!”. È la contraddizione del Partito Comunista che Michele Apicella ripete come un mantra, urlando, in Palombella Rossa (1989). Ma è anche la contraddizione che vive ciascuno di noi, costantemente, dopo aver preso atto che il proprio percorso non coincide con quello degli altri, pur essendo sempre collegato a quello degli altri: divertere è “volgere altrove”, essere rivolti verso un’altra direzione.
Una contraddizione scomoda perché impone di confrontarsi faticosamente con la differenza, a cui si preferirebbe una docile, a-pensante, rassicurante uniformità.
Una contraddizione che talune pulsioni profonde vorrebbero perciò risolvere annichilendo le differenze della personalità, approdando a una standardizzazione dei modelli di vita; e che talaltre vorrebbero risolvere espellendo dall’esperienza quotidiana ciò che non si può conformare. La quintessenza di ogni xenofobia.
Quale rimedio? Forse, accettare la diversità come dovere. Essere diversi non solo perché non possiamo essere altrimenti, ma perché dobbiamo esserlo: la diversità arricchisce, sperimenta altri modi di essere, di pensare, di parlare, di abitare il mondo. È in questa pluralità che hanno senso la convivenza e l’uguaglianza. Uguali nei diritti, diversi nelle esperienze.
Della diversità il diritto deve farsi garante, regolatore e promotore. Garante, perché l’insieme di regole che ci lega come società non può mai accettare, costitutivamente, che dalle differenze degli individui discendano differenze nel riconoscimento dei diritti fondamentali, che sono “riconosciuti e garantiti” a tutti, senza condizioni. Regolatore, perché delle differenze oggettive – di sesso, di luogo di nascita, di condizioni personali, economiche e sociali – il diritto si fa carico per assicurare a tutti di avere pari condizioni. Promotore, perché abbiamo imparato che l’eguaglianza scompare ogni volta che si cerca di sopprimere chi è differente e sappiamo che la promozione del pluralismo è un mezzo per assicurare il “pieno sviluppo della personalità umana” e un antidoto contro ogni autoritarismo.
In questo senso, la diversità consente all’eguaglianza di dare il meglio di sé.